La rivoluzione francese fu definita da Napoleone: «una idea che avrebbe trovato milioni di baionette». Noi potremmo capovolgere il motto e definire la guerra mondiale: «milioni di baionette che cercano un'idea».
Una bella mattina, due mesi fa, ci siamo risvegliati in pieno '48. Non è la repubblica del '48, con il suo berretto frigio, la gonna e la giubba plebea, il codazzo di operai vocianti e di vessilli scarlatti, quella che si fa avanti nel cuore dell'Europa, tra le rovine fumanti degli imperi germanici? La bandiera rossa che sventola sul palazzo di Potsdam e sul castello di Schoenbrunn non è quella che gli operai di Parigi offrirono, nei primi giorni di marzo del 1848, alla Repubblica francese e che Alfonso Lamartine non osò innalzare sull'Hôtel de Ville? Di sotto ai rottami dei due imperi sfasciati, non sbucano forse al sole, liberi alla fine, i popoli e le città che il '48 aveva tentato di redimere dal servaggio moscovita, austriaco o prussiano: la Polonia, l'Ungheria, la Boemia, Trieste? L'aquila bianca non ritorna a fare il nido nelle foreste della Polonia e il tricolore non sventola sulla vetta delle Alpi Giulie? Non sono fuggite ventiquattro dinastie; e i soldati, reduci dal fronte, non alzano sulle proprie spalle, acclamandolo sovrano del mondo, il suffragio universale? In mezza Europa la Rivoluzione convoca uomini e donne, ricchi e poveri, dotti e ignoranti, a darsi una libera legge. L'Inghilterra accoglie le donne nella città politica. Il Re del Belgio, appena rientrato nel piccolo regno, ha invitato il suffragio universale a sedersi sui gradini del trono. Repubblica, Costituente, Suffragio universale, Sovranità dei popoli, Liberazione delle nazioni oppresse, Resurrezione della Polonia: tutti i sogni del '48, crudelmente delusi per settanta anni, si compiono.