Libretto integrale, confrontato con l'edizione londinese del 1734, cui si aggiungono trama, commenti e links ai video dell'opera completa disponibili sul web.
Il soggetto dell'opera, romantico e cavalleresco, è ricavato dall'"Orlando furioso" attraverso l'adattamento di un preesistente libretto di Antonio Salvi, "Ginevra, principessa di Scozia".
"Ariodante" è il secondo titolo di una "trilogia" händeliana di assoluti capolavori tratta dal poema dell'Ariosto: meno di due anni dopo "Orlando" (1733), l'allestimento della nuova opera precede di qualche mese "Alcina" nella prima stagione al Covent Garden di Londra (gennaio 1735).
La trama, assai lineare e diretta, evita le situazioni complesse e intricate, il groviglio di eventi, relazioni affettive, rivalità e accesi contrasti tipico dell'opera barocca.
Il perfido Polinesso, duca di Albany, trama ai danni del cavaliere Ariodante per indurlo a credere all'infedeltà della sua promessa sposa, Ginevra, figlia del re di Scozia. Il duca persuade l'ignara Dalinda, innamorata di lui, a vestirsi come la principessa e ad accoglierlo di notte nelle stanze di Ginevra, riuscendo così a confondere Ariodante, testimone nascosto della scena. L'equivoco dello scambio di persona, alla base dell'inganno, era stato utilizzato da Shakespeare nell'"Otello" e in un episodio di "Molto rumore per nulla"; tuttavia, sia il bardo inglese che il librettista di "Ariodante" attingono alla fonte ariostesca e, come nell'episodio corrispondente del "Furioso", anche in Händel la vicenda, "dopo notte, atra e funesta", approda al lieto fine.
"Ariodante" è uno dei vertici artistici di Händel: i brani solistici, di rara bellezza, richiedono notevoli doti tecniche e non comuni capacità espressive. La rigida successione di arie con "da capo" e recitativi che forma l'ossatura della cosiddetta "opera seria", si apre ad ariosi, cori e movimenti coreografici ("balli") al termine di ogni atto, ampliando la gamma formale e drammaturgica dell'opera.