Di fronte all'enigma dell'ewige Wiederkehr des Gleichen, persino gli interpreti maggiori (pour être clair, Heidegger e Severino) si sono limitati a scandagliare, sia pure con meritoria acribia, l'immagine icastica dell'anello del ritorno. Non si è distinto, sotto questo aspetto, nemmeno il cosiddetto mio discorso filosofico, che finora ha fatto leva, in maniera appunto esclusiva, sulla suggestiva figura dell'anulus aeternitatis, lasciando colpevolmente sullo sfondo - quasi si trattasse di un'allegoria noetica marginale - quell''eterna clessidra dell'esistenza' (La gaia scienza, 341) che era stata, invece, la prima soluzione adottata da Nietzsche per indicare lo spartiacque tra uomo e superuomo. [...] come mai qui, per converso, l'eterno ritorno clessidrico riesce a prevalere su quello anulare considerato fino a oggi?